Feb 172010
 

Qualche mese fa avevo  ricoverato nella mia Terapia Intensiva un paziente con insufficienza respiratoria acuta dopo ARDS secondaria a polmonite comunitaria. I grafici che vedi sono stati registrati mentre era ventilato in pressione assistita 15 cmH2O, PEEP 10 cmH2O e FIO2 0.5. Il volume corrente era di 590 ml e la frequenza respiratoria di 28 respiri al minuto. All’emogasanalisi arteriosa abbiamo rilevato pH 7,46, PaCO2 39 mmHge PaO2 110 mmHg.

Come interpreti il monitoraggio grafico che vedi? Pensi ti possa fornire informazioni aggiuntive rispetto ai dati numerici che ti ho appena fornito? Ritieni ti possa aiutare a ventilare meglio il paziente?

Prova a rispondere a queste tre domande, tra qualche giorno ti daro’ il mio punto di vista.

A presto.

Author: Giuseppe Natalini

  9 Responses to “Ventilazione meccanica e monitoraggio”

  1. Sicuramente le immagini delle curve di ventilazione aggiungono informazioni utili per valutare ed eventualmente migliorare il tipo di ventilazione del paziente.
    Il paziente compie, a mio parere, una quota di lavoro respiratorio eccessiva rispetto alle sue potenzialità. Probabilmente un supporto di pressione maggiore permetterebbe di sottrarre al paziente una quota di lavoro respiratorio eccessiva per lui.

    • Grazie del commento, Luca. Hai correttamente colto alcuni segni di marcata attivazione della muscolatura respiratoria del paziente. La soluzione che proponi (aumento della pressione di supporto) può essere un’opzione ragionevole da testare sul paziente, se il nostro obiettivo è ridurrre il lavoro respiratorio. A mio parere però potrebbe anche non funzionare. In questo caso dovremmo avere pronto un “piano B”, un approccio alternativo per raggiungere il risultato.
      Aspetto ancora commenti da discutere, da te e da altri. Dopo averli esaminati uno per uno, presenterò nel dettaglio in un prossimo post quello che io vedo e cosa farei per migliorare l’nterazione paziente-ventilatore.

  2. Un’altra alternativa possibile consiste nel modificare il tipo di ventilazione. Si potrebbe tentare una ventilazione controllata, a condizione di adattare il paziente al ventilatore.

    • Certamente l’ideale è sempre adattare il ventilatore al paziente. Tra qualche giorno ti darò la mia opinione. Grazie Luca per i tuoi interventi.

  3. Per quanto ne possa capire, interpreto le curve di ventilazione in questo modo: il pz è particolarmente attivo nella fase inspiratoria ovvero oltre a presentare un trigger marcato non permette al ventilatore di erogare completamente il supporto impostato,sottraendo aria anticipatamente,mentre risulta essere lievemente passivo solo nella fase finale inspiratoria,dove il ps raggiunge il limite impostato;la fase espiratoria pare che inizi anch’essa in anticipo ed ad un livello superiore alla peep impostata come se l’aria inspirata nella fase finale fosse indesiderata ed in eccesso.Sicuro è che non vi sia una buona interazione pz – ventilatore.Se l’interpretazione fosse esatta agirei sul tempo di salita del ps,magari a 0,in modo da erogare subito il ps,shiftando verso sinistra la curva, cercando di lenire la fame d’aria e permettere di gestire meglio l’atto mandatorio, poi incrementerei la peep e ridurrei il ps e FiO2.

    • Cristian condivido una buona parte delle tue considerazioni. Complimenti. Tra una decina di giorni darò il mio commento con il quale ti potrai confrontare e sul quale potremo discutere.

  4. Quel paziente era normocapnico pur ventilando 16,5 litri di volume al minuto, e in assenza di ipossiemia o di acidosi…

  5. Non un quesito, ma un invito a non perdere di vista gli altri dati nel momento in cui ci concentriamo sul monitoraggio grafico.

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