Thursday, May 6, 2010

Insufficienza respiratoria postoperatoria e CPAP.

Alcuni giorni fa è stata richiesta una mia consulenza nella Divisione di Chirurgia Generale. Un paziente settantenne, sottoposto tre giorni prima a gastrectomia totale, “faceva fatica a respirare”. Ho visto una persona moderatamente dispnoica, con una frequenza respiratoria di 42 atti al minuto, il respiro era superficiale, la saturazione (con ossigenoterapia in maschera) era 85 %. L’emogasanalisi arteriosa che confermava l’ipossiemia (PaO2 48 mmHg) con una PaCO2 di 42 mmHg ed un pH di 7.37. Non erano presenti altre disfunzioni d’organo rilevanti. Era presente leucocitosi (WBC 22000/mm3) e la radiografia del torace mostrava addensamenti e versamenti basali bilaterali.

Abbiamo ricoverato il paziente in Terapia Intensiva per insufficienza respiratoria postoperatoria secondaria a polmonite. Adesso è intubato e ventilato. Nei prossimi giorni è probabile la tracheotomia.

Un caso come molti. Ma davvero inevitabile?

In alcuni casi abbiamo armi efficaci per ridurre la probabilità di avere complicanze respiratorie postoperatorie nei pazienti sottoposti a chirurgia addominale maggiore. Una di queste è l’utilizzo della CPAP nel periodo postoperatorio nei pazienti che mostrano una moderata ipossiemia.

Un trial clinico italiano ha confrontato CPAP noninvasiva (7.5 cmH2O) vs. ossigenoterapia nei pazienti che avevano un PaO2/FIO2 < 300 mmHg ad un’ora dall’estubazione. L’intubazione postoperatoria è stata necessaria nel 1% dei pazienti sottoposti a CPAP e nel 10 % dei pazienti con ossigenoterapia. Anche le polmoniti postoperatorie erano ridotte dall’utilizzo della CPAP (3% con CPAP vs. 10% con ossigenoterapia).

L’efficacia della CPAP postoperatoria nel ridurre le complicanze respiratorie postoperatorie  nei pazienti sottoposti a chirugia addmoninale è confermata anche da una meta-analisi (2). Il rischio di sviluppare complicanze respiratorie postoperatorie è ridotto utilizzando la CPAP (0.34, 95% CI 9.9-32.4), evitando una complicanza ogni 14 pazienti trattati.

Fare anestesia non significa solamente intubare ed estubare i pazienti. Bisogna sapere utilizzare correttamente i supporti ventilatori ed estendere la propria opera anche nel periodo postoperatorio.

Bibliografia:

1) Squadrone  V et al. JAMA 2005; 293:589-595

2) Ferreyra GP et al. Ann Surg 2008; 247:617-626.

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